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Era domenica, e con la famiglia visitammo il Santuario di Padre Pio a
Pietrelcina in provincia di Benevento. Era una bellissima giornata di
maggio del 2002 e, dopo aver ascoltato la Sacra Messa, ci incamminammo
verso casa ma, durante il percorso, in aperta campagna, la mia
attenzione fu rivolta verso un gatto che stava scendendo a testa in giù
da un albero di pino. Rallentai la corsa dell’auto perché avevo notato
qualcosa di strano pendere dalla bocca del micio; lui si accorse della
mia presenza e si fermò di colpo e, solo così, in quel preciso istante,
riuscii a vedere la creatura che stringeva nelle fauci. Era un piccolo
di cardellino ed era vivo; sentivo, avvicinandomi ancor di più, lo
straziante pigolare del pulcino e, in quel momento decisi di accostare
ai bordi della strada e rincorrere il gatto nel disperato tentativo di
liberare il malcapitato. Ricordo ancora che, quel maledetto, mi fece
correre per circa un chilometro ma, alla fine, ormai stremato, il gatto
abbandonò il cardellino ai bordi della strada e si dileguò. Raccolsi con
gran pena quella palla di piume arruffate e con grande stupore mi
accorsi che era ancora vivo, malconcio ma vivo. Salito in auto, gli
prestai i primi soccorsi; aveva una zampa e un’ala rotta. I primi
soccorsi li ebbe dal riscaldamento della mia auto; il pullo aveva circa
dieci giorni ed aveva ancora bisogno di calore. Il ritorno verso casa fu
accelerato, con grande disappunto della mia famiglia ma, il mio pensiero
era tutto per il cardellino e le mie orecchie non ascoltavano ragioni.
Arrivato a casa, mi misi subito all’opera, lo dovevo salvare e così,
incominciai a legargli l’ala con un elastico e a steccare la zampetta
fratturata. Lo poggiai in un nido da me costruito e lo tenni al caldo
per un po’ e ogni due ore lo imbeccavo con un preparato che avevo sempre
disponibile. E così, tra un’imbeccata e l’altra, vedevo crescere “Pascalin”,
il nome che intanto avevo dato a quel cardellino sfortunato; dopo circa
un mese giunse l’ora di togliere le fasciature e con grande gioia vidi
che il cardellino era quasi del tutto guarito. Mi accorsi però che l’ala
sinistra dava qualche problema; a un attento controllo risultò essere di
poco più alta della destra. Allora mi decisi, e portai Pascalin da un
mio amico veterinario che, con un piccolo intervento corresse e rifasciò
l’ala, suggerendomi di toglierla dopo venti giorni. Quei giorni
sembravano un’eternità, ma finalmente il giorno tanto atteso arrivò.
Tolsi la fascetta e mi resi conto che l’operazione era riuscita
perfettamente. Ormai eravamo in autunno e Pascalin aveva ultimato una
splendida muta; aveva un mantello lucido e l’ala era tornata come nuova
e solo allora decisi di dare la libertà al cardellino. Aprii la gabbia e
lui usci fuori; con tutta calma si posò sul davanzale e mi guardava,
cercando forse di capire il motivo del mio gesto. Era libero. Libero di
affrontare la vita per la quale era nato e questo mi riempiva il cuore
d’orgoglio. Vidi Pascalin aggirarsi per il mio giardino ancora per
alcuni giorni poi, ai primi d’ottobre, subì il richiamo della natura e
si unì a un gruppo di cardellini di passaggio. Passò l’inverno e
in quei mesi, ogni tanto il mio pensiero andava a pascalin; pensavo tra
me e me: chissà se sia ancora vivo, se l’ha fatta a superare le insidie
della natura. La risposta a queste domande la ebbi a marzo verso le
dieci di una mattina; pascalin stava aspettando sul ramo di un mandorlo
che mi affacciassi nel mio giardino. Sì, era lui, non c’erano dubbi ed
era in compagnia di una bella cardellina. Da quel giorno fino ad ora,
pascalin nidifica nel mio giardino su di un pino che ho piantato apposta
per lui, allietandomi le giornate col suo meraviglioso canto .
Santolo Di Guida
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