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Il cardellino di Gigi D'Alessandro
Il Cardellino.

Il mio amore per questo fringillide, ricordo di averlo sempre avuto.
In Sicilia, mia terra di origine, c’è sempre stata una passione smisurata per questi uccelli.
Sin da piccolo, marinavo la scuola per scappare nei negozi di uccelli e passavo tutto il mio tempo ad ammirarli.
A Palermo, la mia città natia, li allevavo esclusivamente per il canto, e più i cardellini cantavano bene e più provavo soddisfazione.card
Le gare, tra amici allevatori, per vedere chi avesse il soggetto migliore erano all’ordine del giorno e così trascorrevo il mio tempo da adolescente.
Ricordo che nel 1989, quando mi trasferii a Torino, abbandonai il mio hobby e regalai tutti gli uccelli a un mio amico.
Le esigenze della vita purtroppo sono fatte anche di rinunce ed io, con tanta tristezza dovetti rinunciare alla mia grande passione: IL CARDELLINO.
Sono stato circa dieci anni senza cardellini, li osservavo soltanto in natura, cinguettare liberi sui rami, ed in quei momenti ripensavo ai tempi spensierati della mia fanciullezza, trascorsi nella mia amata Palermo.
Ma si sa, prima o poi le vecchie passioni ritornano e grazie ad un signore che conobbi , ripresi ad allevare incominciando con un canarino che lui mi cedette.
Ma dal canarino al cardellino il passo è breve, per cui, appena ebbi l’occasione, acquistai nell’uccelleria dove mi rifornivo, un cardellino balcanico, cosa che a quei tempi era consentita.

cardellino ancestrale per mosaico rossa

Quel primo soggetto mi diede lo stimolo per ricominciare alla grande, non solo ad allevarli, ma a farli riprodurre nel mio allevamento.
Quindi, per incominciare ad allevare in maniera adeguata, senza infrangere le leggi sulla detenzione della fauna autoctona, feci domanda come allevatore, e così dopo poco tempo ricevetti l'autorizzazione dalla provincia di Torino.
Così iniziai ad acquistare cardellini ed a farli accoppiare; fu un esperienza affascinante che, dopo poco tempo, mi riempì di gioia e soddisfazioni con i primi nati.
Ero al settimo cielo!
Ma la gioia durò poco poiché nei primi giorni di vita morirono tutti. Mi crollò il mondo addosso.

pulliMa da siciliano testardo quale sono, non mi diedi per vinto.
Comprai dei libri per documentarmi ed imparai molte cose, confrontando pareri ed esperienze con altri allevatori e consultando i siti specialistici presenti in internet.
Il mio interesse e il mio costante impegno mi portò ad iscrivermi al sito CARDELLINI CHE PASSIONE, del quale, oggi, sono moderatore.
In questi anni ho avuto modo di migliorare le mie tecniche d’allevamento non disdegnando i pareri ed i consigli degli altri allevatori.
Sto producendo cardellini da svariati anni, e ogni anno mi si presenta una problematica diversa che in ogni caso riesco sempre ad arginare, ma, si sa, con i cardellini non bisogna mai dare niente per scontato.

 
cipolletti

Agli amici appassionati non do consigli ma, posso dare solo il risultato delle mie esperienze maturate sul campo/cantinola di battaglia dove attualmente allevo i miei soggetti.
Per quanto riguarda l’alimentazione, per alcuni anni, ho provato di tutto: i vari metodi delle aziende del settore con i loro prodotti, la preparazione con germinati prima, con i semi cotti poi ...

Tutti questi metodi erano ottimi ma mi portavano ahimè ad una amara conclusione: troppi pulli morti.
Da quest’anno sto usando un metodo nuovo:
nel periodo delle cove, ho eliminato i misti specifici; adesso fornisco solo quattro semi con perilla, somministrando cedé con uovo sodo e spirulina.
In più uso Nekton K, Nekton S.
Spero di fare anche quest’anno molti piccoli, e soprattutto spero di risolvere il problema della mortalità dei pulli.

Auguri a tutti di buone cove 2010!
Gigi D'Alessandro.
 

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Allevare il canarino

Il Canarino.

Il canarino discende dal canarino selvatico presente nelle isole Canarie, Azzorre. dove gli spagnoli furono i primi ad allevarli in cattività.
Il suo nome scientifico è Serinus Canaria, appartenente alla famiglia dei Fringillidi, ordine Passeriformi.

canarini

Premetto che allevare canarini non è difficile, oramai sono secoli che vengono riprodotti in cattività, bastano pochi accorgimenti per poterli mantenere in salute.
Da circa dieci anni, ho ripreso ad allevare canarini lipocromo a fattore rosso, passione che ho ereditato da mio padre, peraltro, estimatore del cardellino. Per ragioni di spazio, ho gabbie da 45 cm e da 60cm sistemate in una piccola veranda orientata a sud, in modo da poter garantire protezione e luce naturale necessaria per il benessere dei miei canarini.

Durante l'anno l'alimentazione base è di solo quattro semi ( scagliola, niger, ravizzone e lino), miscela che acquisto già confezionata.

canarini

Visto che allevo all'aperto è naturale che nel periodo invernale devo fornire qualche seme riscaldante quindi, in una vaschetta a parte, due volte a settimana, aggiungo semi di canapa e di girasole, mentre nell'acqua da bere, aggiungo del miele nella misura di un cucchiaio per litro, naturalmente ognuno si regola, in base alla propria collocazione geografica.

bianco recessivo

Nel mese di Febbraio, quando la temperatura diventa più stabile, separo le femmine dai maschi, in modo tale da poter effettuare la pre-cova.
Il trattamento pre-cova che io utilizzo è articolato in quattro settimane dove, nelle prime due fasi somministro farmaci, mentre nelle successive settimane sono dedicate alle vitamine.

I° Settimana: somministro a tutti i soggetti , per due giorni consecutivi, un vermifugo (Tetramisole) nella dose di 5gr x litro, nei restanti giorni della settimana fornisco acqua minerale e bagnetto.

 
II° Settimana: eseguo una somministrazione di antibiotico in modo preventivo “Terramicina” nella dose di gr7X litro in 5 giorni e un giorno solo acqua minerale e bagnetto.


III° Settimana: fornisco un disintossicante ( Detossic) sempre per 5 giorni nella dose di 15ml x litro, un giorno solo acqua minerale e bagnetto.


IV° Settimana: ai solo maschi fornisco un complesso vitaminico (Nekton S+E) gr2 + 2gr x litro per 15 giorni. Alle femmine fornisco dei sali minerali e un complesso vitaminico 2,5gr+ 10/15 ml x litro per 7 giorni consecutivi.

 

A fine di ciò, dopo essermi assicurato che tutti i soggetti non presentano malesseri inizio a formare le coppie, avendo cura di accoppiare un soggetto intenso x brinato.
Questo tipo di accoppiamento è molto importante in quanto consente di mantenere integre le caratteristiche razziali. Giusto per un chiarimento per coloro che si affacciano per la prima volta alla riproduzione è bene sapere che l'accoppiamento fra due soggetti intensi ha per conseguenza il graduale impoverimento del piumaggio fino a dare vita a volatili con zone prive di piume localizzate alla base del becco, sterno e regione oculare. Questo avviene perchè negli intensi le piume tendono ad accorciarsi.

rosso brinato

Nell'accoppiamento tra due soggetti brinati si ha un eccessivo arricchimento del piumaggio, (piumaggio più lungo) che sarà scomposto e poco aderente al corpo compromettendo l'aspetto del canarino, inoltre, la pigmentazione del colore sarà più sbiadita.

Nei soggetti mosaici, l'accoppiamento consigliabile è al pari di quello fra intenso e brinato.

 

Ritornando alla formazione delle coppie, dopo alcuni giorni di affiatamento delle stesse, si nota che il maschio inizia a cantare di continuo corteggiando la femmina, questa di contro, inizia a cercare materiale per la costruzione del nido, questo è il momento di collocare il nido e il relativo materiale ( juta, sisal, cotone). In un paio di giorni il nido sarà completato. Dopo la copula si avrà la deposizione delle uova, generalmente avviene all'alba. Il numero delle uova deposte varia tra i 4/5 e la loro incubazione dura circa 12/13 giorni dall'ultimo uovo deposto.

Con la schiusa delle prime nidiate, anche se si tratta di coppie provate, ho l'abitudine di controllare sempre che entrambi i riproduttori, allevano i piccoli e se tutto va bene, anello i pulli tra il 6° e 8° giorno. Anche in questo caso bisogna controllare più volte al giorno i pulli
in quanto la madre, può scambiare l'anellino della zampa per un corpo estraneo, quindi se siamo fortunati, si limiterà a sfilare l'anellino, mentre, nelle peggiori dei casi, butterà fuori il pullo o gli causerà delle ferite profonde nella zampetta fino alla morte. Per questi casi estremi rimedi non c'è ne, anche camuffando l'anellino con del cerotto la canarina lo scambierà sempre per un corpo estraneo.

Oltre all’inconveniente summenzionato, può succedere di intervenire nell'imbecco allo stecco di una nidiata quando si presenta una coppia alla prima esperienza riproduttiva, che non imbecca i pulli. Li si deve decidere se baliarli o continuare con l’imbecco allo stecco fino a quando il tutto si normalizza. In caso di insuccesso la coppia ai fini riproduttivi è da scartare.

Quando tutti i novelli al 21° giorno sono fuori dal nido, inserisco un secondo nido, in modo tale di anticipare la seconda covata. Il padre provvede alla nutrizione dei piccoli, e al 30° giorno li divido dai genitori . Ai pulli svezzati fornisco la stessa alimentazione dei genitori integrata sempre con un polivitaminico.
Il ciclo riproduttivo lo concludo sempre nel mese di luglio, non supero mai le tre o quattro covate, per non avere riproduttori deboli nella fase della muta che generalmente inizia a fine agosto

Il periodo della muta è un fatto fisiologico a cui tutti gli uccelli vanno incontro e che serve a sostituire il piumaggio vecchio con uno nuovo ed è importante più per gli adulti che per i giovani. Normalmente avviene a fine estate, è un periodo difficile in cui i canarini sono provati dal periodo riproduttivo, spesso indeboliti per tanto bisogna dedicare più attenzione. Nel periodo della muta bisogna fornire un alimentazione ricca di proteine e sali minerali, non deve mai mancare il bagnetto quotidiano.
Approfittando della muta, solo per chi alleva canarini a fattore rosso nelle tre varietà intenso, brinato e mosaico, deve provvedere alla colorazione dei canarini. In commercio esistono appositi preparati da somministrare miscelati al pastoncino morbido o all'acqua da bere.

lipocromi

Per ottenere una colorazione buona da uno di questi prodotti coloranti, non è necessario fornirlo in dose massicce in quanto il sangue assorbe solo una minima parte, mentre il resto non viene assorbito ma espulso nelle deiezioni.
Basta che la colorazione avvenga in modo costante e regolata, nel senso che la dose iniziale deve essere minima. Ogni settimana aumenteremo la dose di colorante fino ad arrivare alla terza settimana dove la somministrazione avrà un dosaggio massimo fino a completa muta se non oltre.
Ad integrazione potete fornire frutta con polpa rossa ( albicocche, pesche, meloni carote pomodori) o verdure a foglia scura come spinaci, cavoli, broccoletti.
Sottostante ho inserito la quantità massima di colorante in modo tale che ognuno si regola a suo piacimento.

Intensi (gr 8 betacarotene + gr 4 cantaxantina + 4 carofil rosso) ;
Brinati e Mosaici ( gr 8 carofil rosso +gr 4 cantaxantina + gr 4 betacarotene)

Finita la muta mi dedico alla scelta dei novelli da portare alle mostre, modo corretto per poter scambiare opinioni e metodi di allevamento nonché apprendere le infinite tecniche di compensazione per la miglioria della specie allevata.
Non mi resta che augurarvi un in bocca al lupo a tutti.

Antonio Cusumano
RNA52MT

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Ultimo aggiornamento (Sabato 27 Febbraio 2010 20:00)

 

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Come allevo il cardellino
Come allevo il cardellino.

Il cardellino..., fin dall'infanzia è sempre stata la mia grande passione, da bambino li osservavo incantato nelle campagne siciliane, mi entusiasmava il loro canto (per me non ha eguali) e sopratutto accoppiarli con canarine che mi riempivano di soddisfazioni, dandomi numerosi ibridi (ricordo ancora come nel mio piccolo paese erano richiesti).
Ovunque sono stato, hanno sempre fatto parte della mia vita, sopratutto nei miei 5 anni passati in Belgio, dove ho potuto apprezzare i Mayor e i mutati, per me fino ad allora sconosciuti.
Li allevo con tanta passione, occupano tutto il mio tempo libero e comportano anche sacrifici, e quando ho delle perdite, che peraltro sono inevitabili, mi dispiace parecchio.

allevamento 

Il mio allevamento è situato all'esterno, con luce naturale e la temperatura e quella di stagione. Li alloggio in gabbie da 120, ottime per la riproduzione. Allevo cardellini nostrani, Mayor e loro mutazioni, e per il futuro spero di reinserire i cardellini dell'Himalaya.

Negli ultimi anni miro di più a fare selezione e quindi li porto alle varie mostre nazionali per poterli confrontare, conoscendo altri allevatori con i quali scambio opinioni e metodi di allevamento e quindi arricchendo di più il mio sapere sui cardellini.
Premetto che ognuno di noi ha le proprie metodiche di allevamento, per ovvi motivi il Sud si differenzia dal Nord come sistema.

Nel momento in cui si decide di allevarli, si presentano subito varie problematiche di vera e propria sopravvivenza, questo perché il cardellino è particolarmente delicato.

francesco 

L'alimentazione consiste in un buon miscuglio per carduelidi integrato con perilla, girasole nano, canapa, cardo mariano e lino,che do per tutto l'anno, oltre a un buon pastoncino di marca, messo separatamente in apposite vaschette. Escluso il periodo delle cove, somministro per tutto l'arco dell'anno i semi cotti, composti da una semplice miscela per canarini, sempre con aggiunta di pastoncino erbe prative ed ortaggi (ortica, tarassaco, cicoria, broccoli, cavolfiore, carota e spinaci, più uno spicchio d'aglio )il tutto frullato con il mixer, con aggiunta di spirulina e fermenti lattici vivi in polvere.

Verso metà Febbraio formo le coppie e cambio progressivamente l'alimentazione rendendola più proteica con aggiunta di uova sode, camole del miele, germinati e un complesso vitaminico, quest'ultimo ottimo per l'imbecco dei piccoli. Particolarmente delicati sono i primi 8 giorni di vita dei nascituri, essendo privi di anticorpi e quindi più vulnerabili alle malattie, solo all'occorrenza somministro loro medicine appropriate.

cove 

Tra il 4 e 5 giorno li inanello, (dipende comunque sempre dallo sviluppo della zampina), a svezzamento avvenuto, verso i 30 giorni, li separo mettendone 5 per ogni gabbia da 120, continuando con la stessa alimentazione ricevuta, aggiungendo una vaschetta di perilla e spighe di panico per abituarli ad un cambio di alimentazione (dalla predigerita alla solida).
Durante la muta e sopratutto con l'arrivo delle prime piogge autunnali, presto maggiore attenzione perché sono facilmente predisposti a ulteriori infezioni, tra queste la peggiore è la coccidiosi. Non faccio mancare mai l'osso di seppia, il grit e il bagnetto, anche nelle giornate più fredde.
Di massima importanza è la pulizia, che consiste nel disinfettare tutti gli accessori dopo averli lavati accuratamente, molto utile sono le griglie sul fondo per evitare che imbeccano alimenti infettati con le feci. Quando noto un soggetto che evidentemente non sta bene, lo isolo in apposita gabbietta, mettendo sul fondo un foglio di carta bianca per evidenziare lo stato delle feci.

testabianca 

In questi casi per avere maggiori possibilità di guarigione, ottimo è l'utilizzo della camera calda e le medicine appropriate.
Cambio l'acqua ogni 2 giorni, alternando per una settimana al mese aggiunta di aceto di mela in ragione di 10ml per litro d'acqua. In questa maniera riesco a portare in ottimo stato i soggetti alla riproduzione in numero considerevole con la gratificazione ulteriore dei risultati più che ottimi che ottengo nelle mostre.

 
Francesco Cucuzzella. 

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Ultimo aggiornamento (Sabato 27 Febbraio 2010 20:43)

 
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